ATTACCO DEL GOVERNO AL PARCO DELLA COSTA TEATINA

Lo scorso 11 settembre il Senato ha approvato la dichiarazione d’urgenza per l’approvazione di un disegno di legge che mira a riformare la Legge Nazionale sulle Aree Protette. L'incompatibilità degli impianti con il territorio non determinerà il divieto all'installazione, ma un pagamento che autorizza ad inquinare.

GOLDEN LADY, ESPOSTO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Sulla vertenza Golden Lady rimangono poi aperte una serie di questioni poco chiare. Per questo come Rifondazione Comunista ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Vasto, affinché possano essere accertate eventuali responsabilità penali nei fatti riguardanti la vertenza Golden Lady.

DISCARICA DI BUSSI: LE ISTITUZIONI SAPEVANO

Abruzzo. 1972, l’assessore del Comune di Pescara bacchetta la Montedison per l’inquinamento. Lo sconvolgente documento pubblico che prova che l’inquinamento di Bussi era noto da sempre.

Le info sulla TARES che ti occorrono

19 OTTOBRE - SOLLEVAZIONE GENERALE: ASSEDIO ALL'AUSTERITY. *** PULLMAN DA VASTO-LANCIANO-CHIETI ***

Il 19 ottobre saremo Roma per una giornata di lotta aperta, che si generalizzi incrociando i percorsi, mettendo fianco a fianco giovani precari ed esodati, sfrattati, occupanti, senza casa e migranti, studenti e rifugiati, no tav e cassintegrati, chiunque si batte per affermare i propri diritti e per la difesa dei territori.
Una giornata di mobilitazione generale per cominciare a costruire insieme la nostra unica grande opera: reddito, casa e dignità!

INFO PULLMAN
- DA VASTO: 3470109855 - 3498186158
- DA LANCIANO: 3346976123
- DA CHIETI: 3316821388




L'APPELLO

#19O - Sollevazione generale. Una sola grande opera: casa e reddito per tutti!






#19O E SE CI SOLLEVASSIMO???
Migliaia e migliaia di metri quadri sfitti, palazzinari e speculatori che ingrassano intascando denaro col business del cemento, mentre chi non riesce più a pagare l'affitto finisce moroso incolpevole e in mezzo ad una strada. alloggi popolari vuoti e riscaldati con i soldi di tutti, graduatorie ferme, svendita del patrimonio pubblico e occupanti per necessità indicati come i responsabili dell'emergenza abitativa e scaraventati sotto un ponte. tagliano i posti negli studentati (chiaramente quelli che non sono gestiti da chiesa, compagnia delle opere o comunione e liberazione) e 2 ragazzi su 3 vivono in nero e pure a caro prezzo. morosi, occupanti per necessità, giovani fuori di casa...e se si sollevassero? ve lo immaginate?
Ad atene l'università ha appena chiuso i battenti per i tagli. in italia gli atenei e il mondo della formazione sono ridotti in macerie. nessuno ci crede più alla loro barzelletta di un futuro dignitoso raggiungibile grazie ai loro precarifici. spendono 12 miliardi per gli f35, 21 miliardi per gli eurofighter, quando negli ultimi 5 anni hanno tolto 10 miliardi alla scuola.
Disillusi che tra le rovine delle loro torri d'avorio scorgono la possibilità di costruire un'altra prospettiva possibile, giovani ribelli e senza futuro, con tutta la voglia di ri-vendicarselo...e se si sollevassero? ve lo immaginate?
Guerre, bombe, furto di terre e risorse, esportazione di democrazia. milioni di persone in fuga da miseria e sfruttamento. reato di clandestinità. qui in italia puoi essere criminale per qualcosa che sei, non per qualcosa che fai. e provateci voi ad ottenere un documento, un permesso, a sfidare una burocrazia razzista che riflette le politiche e le facili demagogie che portano ad episodi come l'omicidio di modou e mor, o come l'assassinio di abba, al grido di "sporco negro ti ammaziamo!".
Clandestini, rifugiati, migranti con una gran voglia di riscatto. generazioni meticce che crescono insieme, per nulla disposte ad accettare rigurgiti razzisti, neofascisti, le strategie di desolidarizzazione...e se si sollevassero? ve lo immaginate?
Frenesia schizofrenica, in grado di mandare chiunque fuori di testa. ore e ore di lavoro e di straordinari non pagati...e perchè, si può scegliere? il contratto è flessibile! e tra l'altro dall'alto dei loro posti intoccabili baroni e strateghi neoliberisti lo teorizzano pure che un pò di paura, di angoscia perenne di perdere pure quella miseria che ti danno, non può far altro che incoraggiare la produttività.
Precari, centralinisti, co.co.pro., stagisti "a buono pasto" con la voglia di garantirsi la sicurezza di una vita degna fuori dalle loro logiche di mercato...e se si sollevassero? ve lo immaginate?
Spazi di socialità, autodeterminazione, alternativa culturale costantemente sotto attacco. imponenti operazioni mediatiche e giudiziarie costituiscono la loro strategia di "gestione del dissenso" a fronte di una situazione che gli sfugge sempre più di mano col proseguire di crisi e austerity, con le persone che non ce la fanno proprio più a sopportarle. writers e artisti di strada condannati per "associazione a delinquere", no tav chiamati terroristi, addirittura i cassaintegrati sono "violenti", per non parlare degli studenti..
Comunità e territori in lotta, esperienze di resistenza, di costruzione di un mondo diverso e possibile...e se si sollevassero? ve lo immaginate?
E chi manca? quanti altri non vogliono più tollerarlo il giogo che ci viene imposto dai signori del neoliberismo che non si fanno mancare nulla di nulla seduti in poltrona? quanti altri non ci credono più alle loro favole?
E poi in fondo siamo tutti studenti e pure precari, tutti quanti abbiamo bisogni di abitare, di non vivere in quartieri e territori devastati da cemento e grandi opere. tutti quanti cresciamo meticci e abbiamo voglia di metterci in gioco per riscattare insieme un presente e un futuro di felicità, senza miseria e liberi dalle logiche del loro sistema.
Ese ci sollevassimo?


APPELLO DI ABITARE NELLA CRISI
[ENG VERSION] Ogni giorno, migliaia di persone lottano in questo paese. Per arrivare a fine mese, difendere il diritto ad un tetto, affermare la propria dignità, difendere territori e beni comuni da devastazioni e saccheggi. Si tratta, il più delle volte, di percorsi separati che non riescono a tradursi in un discorso generale. Intendiamo rovesciare l'isolamento delle singole lotte e la precarietà delle nostre esistenze, per dare vita a una giornata di lotta che rilanci un autunno di conflitto nel nostro paese, contro l'austerity e la precarietà impostaci dall'alto da una governance europea e mondiale sempre più asservita agli interessi feroci della finanza, delle banche, dei potenti.
Il 19 ottobre vogliamo dare vita ad una sollevazione generale.
Una giornata di lotta aperta, che si generalizzi incrociando i percorsi, mettendo fianco a fianco giovani precari ed esodati, sfrattati, occupanti, senza casa e migranti, studenti e rifugiati, no tav e cassintegrati, chiunque si batte per affermare i propri diritti e per la difesa dei territori. Uniti contro le prospettive di impoverimento e sfruttamento imbastite dalla troika e dall'obbedienza di un governo tecnico che, tra decreti del "Fare" e "Service Tax", favorisce i ricchi per togliere ancora di più ai poveri: barattando l'Imu con nuovi tagli alla spesa ed una nuova aggressione al diritto alla casa e all'abitare; favorendo la speculazione edilizia, il consumo di suolo e i processi di valorizzazione utili alla rendita, mentre vi sono centinaia di migliaia di case sfitte; delegando i servizi e il welfare ad una governance locale che, per far quadrare i conti aumenterà le tasse e produrrà ancora tagli e privatizzazioni. Tutto questo mentre preparano una nuova guerra "umanitaria" dalle conseguenze incalcolabili.
Contro questo orizzonte di miseria, intendiamo costruire una grande manifestazione di massa che ponga con forza la questione del reddito e del diritto all'abitare, per questo vogliamo l'immediato blocco degli sfratti, il recupero del patrimonio pubblico e la tutela della ricchezza collettiva e comune, anche per combattere la precarietà e la precarizzazione generale delle condizioni di vita e del lavoro che ci stanno sempre più imponendo.
La manifestazione del 19 ottobre giungerà al culmine di una settimana di mobilitazioni, dentro e fuori il paese: il 12 ottobre, con una giornata di lotta a difesa dei territori, contro le privatizzazione dei servizi pubblici e la distruzione dei beni comuni e mobilitazioni diffuseper il diritto all'abitare; il 15, con azione dislocate nelle città per uno sciopero sociale indetto dall'agenda dei movimenti trans-nazionali; il 18 con una manifestazione congiunta dei sindacati di base e conflittuali.
Vogliamo rovesciare il ricatto della precarietà e dell'austerity in processo di riappropriazione collettiva. Per rilanciare un movimento che affermi l'unica grande opera che ci interessa: casa, reddito e dignità per tutt*!
#19O E SE CI SOLLEVASSIMO???
Migliaia e migliaia di metri quadri sfitti, palazzinari e speculatori che ingrassano intascando denaro col business del cemento, mentre chi non riesce più a pagare l'affitto finisce moroso incolpevole e in mezzo ad una strada. alloggi popolari vuoti e riscaldati con i soldi di tutti, graduatorie ferme, svendita del patrimonio pubblico e occupanti per necessità indicati come i responsabili dell'emergenza abitativa e scaraventati sotto un ponte. tagliano i posti negli studentati (chiaramente quelli che non sono gestiti da chiesa, compagnia delle opere o comunione e liberazione) e 2 ragazzi su 3 vivono in nero e pure a caro prezzo. morosi, occupanti per necessità, giovani fuori di casa...e se si sollevassero? ve lo immaginate?
Ad atene l'università ha appena chiuso i battenti per i tagli. in italia gli atenei e il mondo della formazione sono ridotti in macerie. nessuno ci crede più alla loro barzelletta di un futuro dignitoso raggiungibile grazie ai loro precarifici. spendono 12 miliardi per gli f35, 21 miliardi per gli eurofighter, quando negli ultimi 5 anni hanno tolto 10 miliardi alla scuola.
Disillusi che tra le rovine delle loro torri d'avorio scorgono la possibilità di costruire un'altra prospettiva possibile, giovani ribelli e senza futuro, con tutta la voglia di ri-vendicarselo...e se si sollevassero? ve lo immaginate?
Guerre, bombe, furto di terre e risorse, esportazione di democrazia. milioni di persone in fuga da miseria e sfruttamento. reato di clandestinità. qui in italia puoi essere criminale per qualcosa che sei, non per qualcosa che fai. e provateci voi ad ottenere un documento, un permesso, a sfidare una burocrazia razzista che riflette le politiche e le facili demagogie che portano ad episodi come l'omicidio di modou e mor, o come l'assassinio di abba, al grido di "sporco negro ti ammaziamo!".
Clandestini, rifugiati, migranti con una gran voglia di riscatto. generazioni meticce che crescono insieme, per nulla disposte ad accettare rigurgiti razzisti, neofascisti, le strategie di desolidarizzazione...e se si sollevassero? ve lo immaginate?
Frenesia schizofrenica, in grado di mandare chiunque fuori di testa. ore e ore di lavoro e di straordinari non pagati...e perchè, si può scegliere? il contratto è flessibile! e tra l'altro dall'alto dei loro posti intoccabili baroni e strateghi neoliberisti lo teorizzano pure che un pò di paura, di angoscia perenne di perdere pure quella miseria che ti danno, non può far altro che incoraggiare la produttività.
Precari, centralinisti, co.co.pro., stagisti "a buono pasto" con la voglia di garantirsi la sicurezza di una vita degna fuori dalle loro logiche di mercato...e se si sollevassero? ve lo immaginate?
Spazi di socialità, autodeterminazione, alternativa culturale costantemente sotto attacco. imponenti operazioni mediatiche e giudiziarie costituiscono la loro strategia di "gestione del dissenso" a fronte di una situazione che gli sfugge sempre più di mano col proseguire di crisi e austerity, con le persone che non ce la fanno proprio più a sopportarle. writers e artisti di strada condannati per "associazione a delinquere", no tav chiamati terroristi, addirittura i cassaintegrati sono "violenti", per non parlare degli studenti..
Comunità e territori in lotta, esperienze di resistenza, di costruzione di un mondo diverso e possibile...e se si sollevassero? ve lo immaginate?
E chi manca? quanti altri non vogliono più tollerarlo il giogo che ci viene imposto dai signori del neoliberismo che non si fanno mancare nulla di nulla seduti in poltrona? quanti altri non ci credono più alle loro favole?
E poi in fondo siamo tutti studenti e pure precari, tutti quanti abbiamo bisogni di abitare, di non vivere in quartieri e territori devastati da cemento e grandi opere. tutti quanti cresciamo meticci e abbiamo voglia di metterci in gioco per riscattare insieme un presente e un futuro di felicità, senza miseria e liberi dalle logiche del loro sistema.
E se ci sollevassimo?
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TARES E BRUTTE FIGURE DI UN AVVIO DI CAMPAGNA ELETTORALE

La segretaria del circolo Prc di Vasto, Maria Perrone Capano replica ad una recente nota di Eliana Menna, consigliera provinciale dell'Idv, che sulla Tares a Vasto è caduta in tre figuracce con un solo comunicato (QUI il comunicato di Eliana Menna).



A chiunque voglia sapere quando un soggetto politico che ha poco da dire ha avviato la sua campagna elettorale, basta notare quando questo dà avvio a comunicati senza senso. Abbiamo così potuto constatare che la consigliera provinciale dell’Idv, Eliana Menna ha avviato la sua personale campagna elettorale. Non è ben chiaro in quale ruolo intervenga sulla questione Tares a Vasto. E a dire il vero, pure il fatto che l’oggetto della sua ultima nota sia il Prc di Vasto è solo intuibile, visto che la consigliera dice la sua per sottintesi, senza mai citare il Prc.
Noi, che non cerchiamo una gratificazione nella retorica ma perseguendo una pratica politica utile alla cittadinanza, ci vediamo costretti a far notare che la consigliera provinciale Eliana Menna ha perso un’occasione per evitare figuracce.

In merito alla Tares, l’accusa che Eliana Menna ci rivolge è quella di non dare le dovute responsabilità (che non è sinonimo di colpa) al Comune di Vasto. Probabilmente la consigliera dell’Idv non ha letto né il volantino che abbiamo distribuito lo scorso sabato, né la nostra nota stampa dello stesso giorno. In entrambi i casi, infatti, abbiamo chiamato in causa il Comune di Vasto in maniera netta: sia sollecitando una modulazione delle tariffe per rendere la Tares la meno iniqua possibile (e su questo punto abbiamo avanzato proposte nei luoghi preposti, ma questo la consigliera Menna non lo sa), sia affermando la necessità, secondo noi, che il Comune si unisca alla protesta contro la Tares già avviata da altri Comuni italiani. Evidentemente informata male, Eliana Menna ci sollecita perciò a fare ciò che già stiamo facendo.
E così, anche il supposto paradosso evidenziato da Eliana Menna, secondo la quale saremmo un partito che sta in amministrazione ma non si prende la responsabilità delle scelte politiche, cade miseramente nel vuoto. Cadendo così, la Menna, nella sua seconda figuraccia.

Ad un’altra brutta figura la consigliera Menna si espone (e fanno tre in un solo comunicato, francamente troppe per chiunque!) quando ci sollecita a trovare "delle voci di bilancio con cui compensare il sicuro (ormai da tempo) aumento del tributo comunale". Occorre far notare alla consigliera Menna (chi invece ha letto il nostro comunicato ed il nostro volantino già lo sa), che la Tares, pur essendo un tributo comunale, è stato imposto dal governo Monti e confermato da quello Letta. Ed il governo ha imposto ai Comuni che con la Tares si copra il 100% del costo del servizio di smaltimento rifiuti ed altri servizi cosiddetti ‘indivisibili’, quali illuminazione pubblica e manutenzione delle strade. In altre parole, i cittadini dovranno pagare completamente quei servizi ed il Comune non può trovare soldi da altre voci di bilancio. È per questo che la soluzione che la consigliera Menna ci consiglia non è praticabile. Le uniche strade percorribili sono le due già menzionate e da noi proposte: modulazione delle tariffe più equa possibile e ribellione del Comune contro la Tares.

Tutto il resto è retorica buona per avere un’attenzione mediatica, utile solo ad avviare una campagna elettorale con un po’ di anticipo. A patto di non spararle grosse.


Maria Perrone Capano
Segretaria circolo PRC di Vasto "Sante Petrocelli"



PRC: SULLA TARES, IL COMUNE DI VASTO SI UNISCA ALLA PROTESTA

La Tares è la nuova tassa voluta dal governo monti e confermata da quello Letta, con il forte sostegno di PD, PDL e monitiani, che graverà innanzitutto sulle spalle dei cittadini e dei commercianti, già in gravi difficoltà economiche e causa della crisi.

Obiettivo della TARES è quello di coprire il 100% del costo del servizio sostenuto dai comuni per la raccolta e smaltimento dei rifiuti e i “servizi indivisibili” forniti dal Comune come illuminazione pubblica, manutenzione strade, polizia locale, aree verdi. Questa disposizione è alla base del netto aggravio economico sui contribuenti: TARSU e TIA coprivano mediamente il 79% dei costi, arrivando solo in rari casi a raggiungere picchi del 91% e i “servizi indivisibili” non venivano sostenuti con la TARSU e la TIA. In tempi di tagli delle risorse finanziarie trasferite agli Enti Locali sempre più drastici, il Governo Monti ha praticamente costretto i Comuni ha tartassare in maniera sempre più pesante i e le contribuenti.

La Cgia di Mestre ha calcolato che su un negozio di 70 mq, un commerciante pagherà 98 euro in più (quasi il 20% in più); un cittadino con una casa di circa 100 mq subirà un aumento di 73 euro (pari a circa il 30% in più). Un normale cittadino, con meno di 50 euro potrebbe fare una spesa completa. Ed invece quei 50 euro non gli basteranno per pagare gli aumenti dovuti alla Tares.

È evidente che ai governi di larghe intese, come quelli Monti e Letta, non interessa niente di famiglie o di commercianti. Loro fanno gli interessi delle banche, alle quali, guarda caso, hanno applicato per la Tares le aliquote più basse.
Noi proponiamo di tassare i patrimoni al di sopra di un milione di euro, con i quali si possono recuperare oltre 20 miliardi di euro, a fronte degli 8 miliardi che il governo vuole racimolare spillando soldi a cittadini ed esercenti.

A livello locale, riteniamo assolutamente indispensabile che il Comune intervenga modulando le tariffe in modo che il peso della Tares non gravi sui cittadini meno abbienti e sugli esercenti. Non solo. Visto che il governo sta imponendo ai Comuni di fare gli aguzzini per suo conto contro i cittadini, imponendo questa tassa iniqua, riteniamo che il Comune di Vasto debba ribellarsi alla Tares, come hanno già fatto altri Comuni italiani.

Maria Perrone Capano
Segretaria circolo PRC di Vasto “Sante Petrocelli”

COSA E' LA TARES

di Alessio Di Florio
TARES. Questa sigla da ormai quasi due anni è entrata nella quotidianità degli italiani e delle italiane. Ne sentiamo parlare in televisione, la leggiamo sui giornali, ne siamo tutti preoccupati perché appare come un nuovo balzello che vessa i e le contribuenti già stremati dalla crisi. Ma nella giungla delle imposizioni fiscali che vanno e vengono, nel caos politico degli ultimi mesi, nei titoli gridati dai giornalisti, districarsi appare praticamente impossibile. Sarebbe nostro diritto comprendere cos’è, come inciderà sui nostri redditi. Nelle prossime righe si tenterà di dare alcune informazioni tecniche e lineari su questa imposta, che avrà ancora pochi mesi di vita (verrà sostituita già all’inizio del 2014) ma comunque sufficienti per forti apprensioni per la sostenibilità sui nostri redditi. La TARES è stata introdotta dal Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 206 (cosiddetto "decreto salva Italia" del Governo guidato da Mario Monti e sostenuto da PD, PDL e UDC ) e convertita con Legge 22 dicembre 2011 n. 214 dal Parlamento. In vigore dal 1° Gennaio 2013, ha sostituito le precedenti imposizioni fiscali in tema di raccolta e smaltimento rifiuti, ovvero la TARSU e la TIA (mai realmente applicata in quasi tutti i Comuni Italiani). La TARES è un'imposta basata principalmente sulla superficie dell'immobile di riferimento (l’80% della rendita catastale dell’immobile per le abitazioni private), il numero dei residenti, l'uso, la produzione media dei rifiuti (lì dove non è possibile avere una stima precisa si fa riferimento al Decreto del Presidente della Repubblica n. 158 del 1999 che impone l’applicazione di un sistema presuntivo prendendo a riferimento la produzione media comunale procapite). Obiettivo della TARES è quello di coprire il 100% del costo del servizio sostenuto dai comuni per la raccolta e smaltimento dei rifiuti e i “servizi indivisibili” forniti dal Comune, come illuminazione pubblica, manutenzione strade, polizia locale, aree verdi. Questa disposizione è alla base del netto aggravio economico sui contribuenti: TARSU e TIA coprivano mediamente il 79% dei costi, arrivando solo in rari casi a raggiungere picchi del 91%, e i “servizi indivisibili” non venivano sostenuti con la TARSU e la TIA. In tempi di tagli delle risorse finanziarie trasferite agli Enti Locali sempre più drastici, il Governo Monti ha praticamente costretto i Comuni a tartassare in maniera sempre più pesante i e le contribuenti. Sono anni che sentiamo ripetere, a cadenze quasi periodiche, frasi del tipo “questo ce lo chiede l’Europa”, “l’Europa ce lo impone” e simili. Lo abbiamo sentito per la demolizione dell’articolo 18, lo abbiamo sentito quando ci volevano imporre la privatizzazione dell’acqua (e infatti mentre in Italia accusavano i promotori dei referendum, poi tenutisi due anni fa, di voler costringere il Paese ad andare contro l’Europa, Parigi stava ripubblicizzando), lo abbiamo sentito per il pareggio di bilancio in Costituzione e in tanti altri casi. Ogni qualvolta l’Europa imponeva (o, così volevano farci credere…) sacrifici “lacrime e sangue” ai cittadini e alle cittadine, o di demolire i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, i nostri Governi hanno obbedito come soldatini sull’attenti. Ma l’Europa ha anche un’avanzatissima legislazione in tema ambientale. Moltissime minacce ambientali come centrali a biomasse o altre industrie inquinanti lì dove è stato possibile fermarle, è stato grazie a strumenti e normative fornite dall’Europa. Normative che interessano anche il campo della gestione del ciclo dei rifiuti. La Direttiva Europea 98/2008 stabilisce che “la priorità principale della gestione dei rifiuti dovrebbe essere la prevenzione ed il riutilizzo e il riciclaggio di materiali” individuando in quest’ottica anche ben precise percentuali di raccolta differenziata da raggiungere. Ma sulle tematiche ambientali, e la gestione dei rifiuti tra queste, il soldatino Italia è sempre stato improvvisamente disobbediente. Si contano a decine le procedure d’infrazione aperte o già concluse con costosissime multe. La storia dell’imposizione fiscale in tema di raccolta e smaltimento rifiuti, fino all’avvento della TARES (con la prossima ventura tassa nulla cambierà), sembrava andare controcorrente rispetto a tantissimi altri ritardi in tema ambientale dell’Italia. Il d.lgs 507 del 5 novembre 1993 introdusse la TARSU, che si calcolava sulla superficie dei locali. Nell'ottica di una maggiore efficienza ed equità del servizio, per favorire una corretta e virtuosa gestione dei rifiuti (e quindi anche incremento della raccolta differenziata) il d.lgs n. 22 del 5 febbraio 1997 sostituì la TARSU con la TIA(Tariffa di igiene ambientale). Il passaggio alla tariffa avrebbe dovuto consentire la realizzazione di un sistema nel quale il cittadino avrebbe pagato l'esatto servizio di cui usufruiva (e quindi pagare per i soli rifiuti prodotti). Un'innovazione che aveva praticamente anticipato la Direttiva 98/2008. Ma l’incanto è durato pochissimo e la realtà successiva si è rilevata molto più lacunosa. Il passaggio alla TIA non è avvenuto nella quasi totalità dei Comuni. L’introduzione da parte del Governo Monti della TARES ha disinnescato qualsiasi meccanismo incentivante alla raccolta differenziata e di equità contributiva, tornando indietro dalla tariffa sull’effettiva quantità di rifiuti prodotti ad una tassa basata su vari parametri, come abbiamo già visto all’inizio.

IL 12 OTTOBRE TUTTI IN PIAZZA PER LA DEMOCRAZIA E IL LAVORO

PULLMAN FIOM-RIFONDAZIONE COMUNISTA DA
VASTO-LANCIANO-CHIETI.

PER INFO 349 81 86 158


Il 12 ottobre vi invitiamo a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma per la difesa e l’attuazione della Costituzione, per il lavoro, convocata attraverso l’appello “La via maestra”.

I governi Berlusconi, Monti e Letta in nome dell’austerità hanno aumentato le tasse, tagliato il welfare, distrutto i diritti. Queste politiche sono la causa principale della crisi italiana, della disoccupazione di massa e della precarietà. I governi italiani invece di fare gli interessi del popolo italiano hanno fatto gli interessi dei ricchi, hanno vergognosamente obbedito agli ordini della Merkel e firmato trattati europei, come il Fiscal Compact, che strozzeranno ancora di più l’economia Italiana.

Queste politiche, fatte insieme da centro destra e centro sinistra, sono fallite.Rifondazione Comunista lavora per questo.Queste politiche, fatte insieme da centro destra e centro sinistra, sono fallite.Queste politiche, fatte insieme da centro destra e centro sinistra, sono fallite.Rifondazione Comunista lavora per questo.


Noi proponiamo una politica opposta: i soldi vanno presi dalle tasche di chi li ha. Occorre fare una patrimoniale sulle grandi ricchezze, mettere un tetto alle pensioni e agli stipendi d’oro (a partire dai parlamentari), smetterla con le spese inutili e dannose come l’acquisto dei cacciabombardieri e la TAV in Val di Susa. Questi soldi vanno usati per aumentare gli stipendi e le pensioni basse, per fare un reddito minimo per i disoccupati e un Piano per il lavoro.
Per uscire dalla crisi bisogna ridistribuire la ricchezza, ridistribuire il lavoro riducendo l’orario di lavoro e ridistribuire il potere.
Per realizzare questi obiettivi serve una sinistra unita, alternativa al centro destra e al centro sinistra che in questi anni hanno governato insieme e fatto solo danni.
Per realizzare questi obiettivi occorre costruire un movimento di massa – come negli altri paesi europei – contro le politiche di austerità e il tentativo di stravolgere la Costituzione.
Per questo oltre al 12, saremo in piazza anche il 18 e il 19 ottobre, con il sindacalismo di base e con i Comitati di lotta.Il 12 ottobre vi invitiamo a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma per la difesa e l’attuazione della Costituzione, per il lavoro, convocata attraverso l’appello “La via maestra”.
I governi Berlusconi, Monti e Letta in nome dell’austerità hanno aumentato le tasse, tagliato il welfare, distrutto i diritti. Queste politiche sono la causa principale della crisi italiana, della disoccupazione di massa e della precarietà. I governi italiani invece di fare gli interessi del popolo italiano hanno fatto gli interessi dei ricchi, hanno vergognosamente obbedito agli ordini della Merkel e firmato trattati europei, come il Fiscal Compact, che strozzeranno ancora di più l’economia Italiana.
Noi proponiamo una politica opposta: i soldi vanno presi dalle tasche di chi li ha. Occorre fare una patrimoniale sulle grandi ricchezze, mettere un tetto alle pensioni e agli stipendi d’oro (a partire dai parlamentari), smetterla con le spese inutili e dannose come l’acquisto dei cacciabombardieri e la TAV in Val di Susa. Questi soldi vanno usati per aumentare gli stipendi e le pensioni basse, per fare un reddito minimo per i disoccupati e un Piano per il lavoro.
Per uscire dalla crisi bisogna ridistribuire la ricchezza, ridistribuire il lavoro riducendo l’orario di lavoro e ridistribuire il potere.
Per realizzare questi obiettivi serve una sinistra unita, alternativa al centro destra e al centro sinistra che in questi anni hanno governato insieme e fatto solo danni.
Per realizzare questi obiettivi occorre costruire un movimento di massa – come negli altri paesi europei – contro le politiche di austerità e il tentativo di stravolgere la Costituzione.
Per questo oltre al 12, saremo in piazza anche il 18 e il 19 ottobre, con il sindacalismo di base e con i Comitati di lotta.

"ERGO-UAS. LA METRICA DEL LAVORO CHE FA MALE". IL PRC ABRUZZO PUBBLICA UN OPUSCOLO

da rifondazioneabruzzo.org

Il Partito della Rifondazione Comunista Abruzzo ha realizzato un opuscolo "per spiegare in maniera semplice ma esaustiva, cos’è il sistema Ergo-UAS, quali sono i rischi per la salute delle lavoratrici e dei lavoratori e cosa ci guadagna FIAT nell’applicarlo."
L'opuscolo ha un titolo significativo, Ergo-UAS. La metrica del lavoro che fa male. Come viene spiegato nell'itroduzione dell'opuscolo del PRC Abruzzo, "finora sul tema sono state fatte varie pubblicazioni, di studio o divulgative, anche pregevoli, ma nessuna di queste finora è stata rivolta in maniera specifica alle lavoratrici ed ai lavoratori, cioè coloro che subiranno gli effetti di questa nuova metrica del lavoro."

L'Ergo-UAS, si spiega in premessa, "non può essere considerato semplicemente una metrica per organizzare il lavoro in fabbrica", visto che attraverso questa si potrebbero "aumentare i ritmi di lavoro fino a livelli di stress fisico e psichico dannosi per la salute delle lavoratrici e dei lavoratori."
"In sostanza", si spiega nell'opuscolo "il benessere psico-fisico di chi sta in fabbrica diventa variabile dipendente del profitto aziendale. La vita stessa delle operaie e degli operai è quindi subordinata alla produzione. E l’Abruzzo è coinvolto in maniera diretta e significativa in quel processo di organizzazione del lavoro, totalizzante per le vite delle lavoratrici e dei lavoratori"

L'Ergo-UAS, infatti, è la metrica che Fiat ha adottato per organizzare il lavoro nei suoi stabilimenti. Uno di questi è proprio la Sevel, dove vengono impiegati oltre 6.000 lavoratori.
Rifondazione Comunista Abruzzo, con questo suo lavoro pone attenzione al costante aumento di casi di malattie professionali in Abruzzo, legati all’intensità dei ritmi di lavoro, e l’Ergo-UAS, sottolinea il PRC, "rischia seriamente di contribuire all’ingrossamento di un esercito di lavoratori malati". Una situazione già oggi preoccupante, dal momento che, in Sevel, "di lavoratrici e lavoratori classificati a 'Ridotte Capacità Lavorative' (RCL), e quindi a rischio di espulsione dal ciclo produttivo, se ne contano già a centinaia". 

"Per questo", conclude la premessa dell'opuscolo, "è necessario comprendere l’Ergo-UAS e contrastarlo, per affermare con forza che la salute ed i diritti non sono in vendita."


CLICCA QUI per leggere, scaricare, stampare e condividere l'opuscolo.

ERRI DE LUCA: "IO STO DALLA PARTE DI CHI MANIFESTA ANCHE SE NON AUTORIZZATO"

La sua dichiarazione “La Tav va sabotata” ha interessato nonché mosso la solidarietà di numerosi artisti, da Ascanio Celestini, Giulio Cavalli, Andrea Rivera. Sono trascorsi diversi giorni dal dibattito che ne è seguito. E' stata aperta una petizione a suo favore, firmata da intellettuali italiani e francesi. “Uno scrittore imputato di reato di opinione”. Cosa risponde?
La denuncia depositata dalla ditta costruttrice della Tav in Val di Susa contro di me è solo uno dei tanti atti espliciti che vogliono ammutolire il dissenso. Fa coppia con il silenzio sulle ragioni della Comunità della Valle. Finora sono riusciti perfino a non far sapere in Italia che la Francia non vuole più farla, rimandando l'apertura del suo cantiere al 2030: non è un errore di battuta, è il 2030, cioè addio TAV. Ma la protervia nostrana va avanti lo stesso e la informazione segue allineata e coperta, da brava soldatina. Essere imputato di opinione è poco, voglio essere imputato di certezza, di verità, di evidenza.

Siamo alle porte di un mese molto caldo in Italia. Attendiamo tre appuntamenti importanti: la manifestazione per la costituzione del 12 ottobre, lo sciopero del 18 e l’altra manifestazione del 19. Parteciperà? In che modo? Cosa possiamo aspettarci da queste giornate?
Starò in strada e in piazza, come mia abitudine, restando lì a vedere in faccia le persone della brava Italia. Non su un palco e da una testa di corteo,perchè da lì non le vedo e io ho bisogno di vedere le facce standoci in mezzo. Non mi aspetto granchè dalle manifestazioni pubbliche, i poteri costituiti hanno il callo alle orecchie e i prosciutti sugli occhi, ma le manifestazioni servono a chi le fa per misurare la consistenza delle proprie ragioni.

Nei giorni trascorsi si è parlato di "allarme terrorismo" da parte del procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli. Pochi giorni dopo una dichiarazione di Stefano Rodotà su una lettera di brigatisti è stata falsificata deliberatamente. In entrambi i casi c’è stata una reazione: il momento No Tav per l’accostamento che gli è stato assegnato tra nuove Br e No Tav ha risposto: "Una provocazione che respingiamo con forza”. Rodotà, invece, non ricevendo le scuse di Alfano lo ha denunciato. Cosa sta succedendo? Che idea ha di questo momento storico, da cittadino e da artista?
L'impressione buffa è che i titolari di polizia abbiano desiderio e bisogno di procurare allarme, inventandosi resurrezioni di brigate rosse, additando come segnale perfino una lettera pubblica spedita da due detenuti politici rinchiusi da molti anni, che commentano l' attualità dal loro stretto punti di osservazione. I ministri di polizia fanno carte false per suscitare un allarme fasullo, ben assecondati dagli organi di informazione. Ma tutti insieme partecipano di una seduta spiritica che evoca lo spirito del brigatismo defunto.

Ho letto sulla sua pagina facebook un tuo status, diversi giorni fa in cui parlava di mense scolastiche e di migliaia di bambini esclusi per insolvenza dei genitori. “il digiuno degli innocenti”. Questo fatto mi ha ricordato un altro grave dramma: quello dei bambini che vengono coinvolti negli sfratti. Questione che sta facendo dialogare Unione Inquilini con Save the Children. Come risponderesti, di fatto, a forme di precarietà molto gravi, come il diritto alla casa o il diritto al cibo, in un’Italia che non pensa più, non solo ai diritti dei suoi cittadini, ma soprattutto trascura quelli dei bambini?
I bambini sono esseri minuscoli ma forti, resistono bene alle intemperie, così li ricordo nella mia infanzia napoletana di dopoguerra. Ma i genitori no, quelli subiscono l' umiliazione di non poter pagare neanche una mensa scolastica, quelli si ammalano di mortificazione e di rancore.

La saluto con una domanda che ho ricevuto da parte di un suo lettore: "Sabotaggio. chi è il nemico? e domanda principale: lei riconosce il diritto di usare la violenza contro le cose o le persone durante un'azione di sabotaggio? Se nella realtà il sabotaggio richiede una bastonata questa è lecita secondo Erri?"
Durante una manifestazione non autorizzata succedono scontri. Sono dalla parte di chi manifesta anche se non autorizzato, perchè il diritto di manifestare non è merce trattabile, né a disposizione della questura. Quegli scontri succedono in seguito a divieto di pubblica assemblea, un divieto arbitrario, illecito, che nega un diritto fondamentale. Fare lo stesso una manifestazione non autorizzata ripristina la legalità.Così come tagliare una recinzione abusiva, realizzata con il pieno appoggio delle forza pubblica.

[fonte: controlacrisi.org]

DISCARICA DI BUSSI: LE ISTITUZIONI SAPEVANO

Abruzzo. 1972, l’assessore del Comune di Pescara bacchetta la Montedison per l’inquinamento. Lo sconvolgente documento pubblico che prova che l’inquinamento di Bussi era noto da sempre.




ABRUZZO. Si è sempre detto, raccontando l’inchiesta sui veleni di Bussi, che “gli enti sapevano”.
Fin dall’inizio si parlò di una riunione del 2004 con le principali istituzioni territoriali nella quale si parlò dei livelli di inquinamento delle falde acquifere e dei filtri a carbonio del depuratore che non depurava.
Ma fin dal 1997 anche altre istituzioni pubbliche erano state interessate sui livelli di guardia dell’acqua potabile visto che circolavano analisi chimiche.
Poi nei faldoni della maxi inchiesta sono stati trovati una serie di documenti interni all’Ausimont, la vecchia Montedison, che provano in maniera inconfutabile come il colosso della chimica sapesse che i veleni interrati a ridosso del paese e del fiume provocavano conseguenze sull’ambiente. 
Anche le analisi sulle acque vennero “adulterate” e contaminate per salvaguardare la fabbrica che dava lavoro e ricchezza al territorio.
Un ritornello frequente era quello di lanciare allarmi che poi cadevano nel vuoto... 
Quel che davvero non si poteva immaginare è che in questa storia di omertà e coperture fossero stati coinvolti fin dall’inizio, probabilmente da sempre, anche gli enti pubblici locali, come i Comuni, le Asl e fin da tempi molto remoti.
Il documento che ha potuto visionare PrimaDaNoi.it è stato protocollato presso il Comune di Pescara nel 1972, 41 anni fa, ed è indirizzato alla Montedison: si parla in maniera chiara dei veleni interrati nei pressi della stazione di Bussi sul Tirino e dei veleni che venivano trasportati dal fiume.
Il documento testimonia non solo la conoscenza delle istituzioni dell’immane nefandezza che stava accadendo ma anche l’incredibile oblio sceso sulla vicenda di dominio pubblico e dunque non "un segreto di Stato".

L’ASSESSORE DIMENTICATO DA SOLO CONTRO MONTEDISON: L’ARDIRE DI GIOVANNI CONTRATTI
Si chiama Giovanni Contratti e nel 1972 era assessore all’Igiene e alla Sanità del Comune di Pescara. Il 18 maggio 1972 scrive alla Montecatini Edison di Roma in via Salandra, 13.
La missiva esordisce: «ci riferiamo alla nota datata 20 aprile 1972 il cui contenuto è stato oggetto della nostra valutazione».
Dunque tra Comune di Pescara e Montedison c’era un carteggio ed era normale interloquire su vari aspetti, anche su quello dell’inquinamento in atto.
La lettera è chiara e vale la pena riportarla in gran parte.


«Prendiamo atto che i clorometani pesanti che attualmente vengono accantonati nel vostro terreno destinato alla discarica saranno immagazzinati in una serbatoio metallico, avendo poi accettato la nostra tesi relativa all’inquinamento del terreno della falda freatica, riteniamo necessario che da parte vostra si proceda al disotterramento di quanto immesso nel terreno per un più proprio collocamento del materiale inquinante all’interno del serbatoio, misura anti inquinante da cui adottata che noi condividiamo».
Senza preamboli e fronzoli Contratti arriva al punto e sa che esiste una discarica, che Montedison ha interrato, già negli anni, veleni e sa pure che la falda freatica è stata attinta dai veleni.
C’è però una trattativa in corso con Montedison che pare ammettere le proprie responsabilità, anzi vuole impegnarsi a custodire i veleni in un serbatoio metallico che doveva fungere da tomba ed evitare la dispersione nel terreno dei veleni.
L’accordo sembra essere a buon punto ma occorre «dissotterrare i veleni». Sono mai stati dissotterrati? Il serbatoio metallico di cui si parla è stato mai adottato? Quel che è certo è che la Forestale nel 2007 i veleni li ha trovati almeno in tre punti quelli poi noti come le maxidiscariche.

IL PROBLEMA DEL PIOMBO
«Per quanto concerne il problema dell’inquinamento da piombo è necessario che da parte vostra ci venga precisato se con l’impianto che state approntando verrà eliminato sia il piombo organico che quello inorganico; che ci vengano precisati inoltre i limiti massimi di contenuto in piombo presente nelle acque dopo il trattamento».
L’assessore di Pescara parla anche del piombo che evidentemente era problema già noto e anche in questo caso si fa riferimento ad un impianto che la Montedison dovrebbe approntare. Soprattutto si parla già nel 1972 di piombo presente nelle acque…

IL PROBLEMA DEL MERCURIO…
«Per l’inquinamento da mercurio, gli studi condotti dal professor Caracciolo nel dicembre 1971 hanno dimostrato la presenza di mercurio metallico nei pesci e nei capelli dell’uomo. Gli impianti che appronterete dovranno pertanto abbattere oltre che il mercurio composto anche quello metallico. Dovrete affrontare il problema del trattamento delle acque contenenti soda caustica, acido cloridrico, solventi aromatici che anch’essi inquinano le acque».
Dunque nel 1971, ben 42 anni fa, tale professor Caracciolo aveva già effettuato analisi approfondite approntando un quadro affatto tranquillizzante e venne scoperto già allora mercurio nei pesci e persino nei capelli di alcuni residenti. Se non è questa una notizia sconvolgente che avrebbe dovuto aprire uno squarcio enorme nell’opinione pubblica…
Ma nel 1971 l’Abruzzo è quello dei pastori e l’isola è troppo impegnata ad essere “felice” perché si possano affrontare simili quisquilie. Il documento parla chiaro degli impegni di Montedison e negli archivi degli enti pubblici (in quello del Comune di Pescara sicuramente) c’è il prosieguo della storia: Montedison ha mantenuto gli impegni oppure ha preferito risparmiare?

LE MATERIE PRIME ARRIVAVANO AL PORTO DI PESCARA
Era l’Abruzzo dei pastori, quello, che iniziava la sua strada verso il benessere industriale e dunque poteva permettersi persino un porto funzionale e attivo dove le navi scaricavano le materie prime per la Montedison. Materie prime velenose maneggiate con un po’ di approssimazione…
L’assessore continuava con le prescrizioni:

«al porto di Pescara poi dovrà essere realizzato un impianto pneumatico di trasporto per lo scarico della rasorite dalle navi e dovrete rendere più sicuro lo scarico della rasorite nei camion dai silos. Proprio ultimamente si è verificato un notevole spolverio di rasorite per il quale ci siamo limitati a notificare una diffida. Questa è la nostra posizione».
Firmato Giovanni Contratti.
L’incredibile di tutta questa vicenda non è tanto avere la prova incontrovertibile che l’avvelenamento della Val Pescara è cosa vecchia di cento anni o che le istituzioni della Repubblica sapevano. La cosa più incredibile è stata la totale perdita di memoria di fatti così gravi da parte della politica e dell’opinione pubblica.
Un oblio che ha avvelenato la terra ed il popolo.

[fonte: primadanoi.it]

ATTACCO DEL GOVERNO AL PARCO DELLA COSTA TEATINA




Lo scorso 11 settembre il Senato ha approvato la dichiarazione d’urgenza per l’approvazione di un disegno di legge che mira a riformare la Legge Nazionale sulle Aree Protette. Quanto approvato in Senato prevede un regime premiale per le aree protette che autorizzeranno nel proprio territorio il maggior numero di impianti aventi un impatto ambientale. Il DDL prevede infatti che i titolari di impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, di potenza nominale superiore a 1 MW e aventi un impatto ambientale, versino un contributo all’ente di gestione dell’area protetta che subirà l’inquinamento prodotto dall’impianto. Un impianto come quello citato nel DDL, sarebbe ad esempio la centrale a biomasse di Punta Penna contro la quale moltissimi cittadini si sono battuti. Mentre migliaia di cittadini si battono per difendere la nostra terra e il Parco Nazionale della Costa Teatina, a Roma vogliono trasformare tutto in una questione monetaria: l'incompatibilità degli impianti con il territorio non determinerà il divieto all'installazione, ma un pagamento che autorizza ad inquinare. Non vengono tutelati gli interessi collettivi, ma quelli dei privati titolari di impianti inquinanti che possono così comprarsi un territorio. E' di fatto la privatizzazione dell'ambiente e della salute pubblica, autorizzata dal governo a guida PD-PDL. Come hanno denunciato nei giorni scorsi anche autorevoli associazioni ambientaliste (CTS, FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pronatura, Touring Club Italiano e WWF Italia), questa riforma si basa sul rovesciamento del principio alla base dell'esistenza stessa dei Parchi Nazionali: non sarà più prevalente la tutela ambientale e il suo interesse pubblico (che, tra le altre cose, è anche sancito dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza e che il governo Letta si sta preparando a devastare) ma l'interesse privato di lobby particolari. Il Parco Nazionale della Costa Teatina, per il quale ci stiamo battendo ormai da 12 anni, viene quindi a subire un vero e proprio colpo al cuore prima ancora di vedere il completamento del suo iter istitutivo. Non è un caso che la proposta di dichiarare l'urgenza su questa nefasta riforma sia stata presentata dal senatore siciliano D'Alì.
Lo stesso senatore che un anno e mezzo fa presentò la prima proposta di proroga dei termini entro i quali individuare definitivamente i confini del Parco Nazionale della Costa Teatina. Non è un caso nemmeno che anche quella proposta fu votata dai fautori delle larghe intese, PD, PDL e UDC. Fu quella la prima di varie proroghe che, ancora oggi, mantengono il Parco Nazionale della Costa Teatina in una sorta di limbo e ostaggio di una politica che finge la contrapposizione, ma che rappresenta e difende gli interessi di ben precise lobby.

Marco Fars, segretario regionale PRC Abruzzo
Maurizio Acerbo, consigliere regionale PRC
Riccardo Di Gregorio, segretario provinciale PRC Prov. Chieti
Maria Perrone Capano, segretaria circolo PRC Vasto
Paola Cianci, capogruppo PRC consiglio comunale

COSTA TEATINA. ATTACCO DEL GOVERNO AL CUORE DEL PARCO

Dura interrogazione di Rifondazione Comunista sulla legge di riforma nazionale delle aree protette.




VASTO. Non bastavano i ritardi più o meno voluti alla realizzazione del Parco della Costa Teatina, istituito con legge dello Stato - lo ricordiamo ancora una volta - nell'ormai lontano 2001; non bastava l'immobilismo delle istituzioni che - a vari livelli - hanno bloccato l'iter, impedendo anche che finalmente si occupasse della questione un commissario governativo, togliendo la realizzazione del Parco dalle mani di chi, per incapacità o per precisa volontà politica, dopo 12 anni continua a chiedere deroghe per presentare una perimetrazione che sembra non arrivare mai.
Adesso ci si mette anche il Governo nazionale; come denunciato dal segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista, Marco Fars, insieme al consigliere regionale Maurizio Acerbo, il segretario provinciale Riccardo Di Gregorio, la segretaria del circolo "Sante Petrocelli" di Vasto Maria Perrone Capano e il capogruppo in Consiglio Comunale Paola Cianci, "lo scorso 11 settembre il Senato ha approvato la dichiarazione d’urgenza per l’approvazione di un disegno di legge che mira a riformare la Legge Nazionale sulle Aree Protette. Quanto approvato in Senato - denunciano i rappresentanti di Rifondazione Comunista - prevede un regime premiale per le aree protette che autorizzeranno nel proprio territorio il maggior numero di impianti aventi un impatto ambientale. Il DDL prevede infatti che i titolari di impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, di potenza nominale superiore a 1 MW e aventi un impatto ambientale, versino un contributo all’ente di gestione dell’area protetta che subirà l’inquinamento prodotto dall’impianto".
Il pensiero degli esponenti di Rifondazione Comunista, naturalmente, è andato immediatamente alle biomasse: "Un impianto come quello citato nel DDL, sarebbe ad esempio la centrale a biomasse di Punta Penna contro la quale moltissimi cittadini si sono battuti. Mentre migliaia di cittadini si battono per difendere la nostra terra e il Parco Nazionale della Costa Teatina, a Roma vogliono trasformare tutto in una questione monetaria: l'incompatibilità degli impianti con il territorio non determinerà il divieto all'installazione, ma un pagamento che autorizza ad inquinare".
Secondo l'interpretazione dei rappresentanti di Rifondazione, quindi, verrebbe a mancare un fattore importante per la tutela ambientale; potendovi installare impianti come quello a biomasse, il senso stesso del Parco verrebbe a mancare: "Non vengono tutelati gli interessi collettivi, ma quelli dei privati titolari di impianti inquinanti che possono così comprarsi un territorio. E' di fatto la privatizzazione dell'ambiente e della salute pubblica, autorizzata dal governo a guida PD-PDL. Come hanno denunciato nei giorni scorsi anche autorevoli associazioni ambientaliste (CTS, FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pronatura, Touring Club Italiano e WWF Italia), questa riforma si basa sul rovesciamento del principio alla base dell'esistenza stessa dei Parchi Nazionali: non sarà più prevalente la tutela ambientale e il suo interesse pubblico (che, tra le altre cose, è anche sancito dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza e che il governo Letta si sta preparando a devastare) ma l'interesse privato di lobby particolari".
Per queste ragioni, l'intervento legislativo del Governo Letta viene interpretato come un vero "colpo al cuore" del Parco Nazionale della Costa Teatina, ancor prima della sua realizzazione "per la quale ci stiamo battendo ormai da 12 anni".
"Non è un caso - rimarcano da Rifondazione Comunista - che la proposta di dichiarare l'urgenza su questa nefasta riforma sia stata presentata dal senatore siciliano D'Alì. Lo stesso senatore che un anno e mezzo fa presentò la prima proposta di proroga dei termini entro i quali individuare definitivamente i confini del Parco Nazionale della Costa Teatina. Non è un caso nemmeno che anche quella proposta fu votata dai fautori delle larghe intese, PD, PDL e UDC. Fu quella la prima di varie proroghe che, ancora oggi, mantengono il Parco Nazionale della Costa Teatina in una sorta di limbo e ostaggio di una politica che finge la contrapposizione, ma che rappresenta e difende gli interessi di ben precise lobby".
A questo punto, anche per completezza d'informazione, sarebbe opportuno avere delucidazioni in merito dai parlamentari eletti sul territorio che appartengono ai partiti di maggioranza al Governo, che - almeno quelli del Partito Democratico - si sono sempre mostrati piuttosto sensibili sulla questione. Alcuni rappresentanti del centrodestra, come il consigliere comunale di Fratelli D'Italia, Etelwardo Sigismondi, si sono legittimamente espressi chiaramente contro l'istituzione del Parco; meno legittimo è dirsi favorevole e continuare ad osteggiarne la realizzazione o tentare opere di "depotenziamento" dello stesso Parco. Intorno alla vicenda, dopo 12 anni, sarebbe opportuno fare un minimo di chiarezza politica. Si vuole fare? Non si vuole fare? Tutte le posizioni sono legittime, purché chiare. La politica locale e nazionale da troppo tempo si sta muovendo su un terreno scivoloso fatto di troppi equivoci. E' tempo di mettere le carte sul tavolo.

[da Primo Piano Molise del 18 settembre 2013, pagina 23]

GOLDEN LADY, ESPOSTO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA


La vicenda Golden Lady oltre che drammatica è scandalosa. Per questo presenteremo un esposto alla procura di Vasto sulle ombre che hanno contrassegnato la tentata e fallita riconversione.
Al dramma è scarsamente sensibile il Ministero che per l’ennesima volta ha rinviato l’incontro previsto. Non è la prima volta, infatti, che il ministero comunica l’annullamento di un incontro, con una leggerezza tale che sembra non si renda conto che in ballo c’è il futuro di centinaia di famiglie. Una leggerezza riscontrata anche nell’ultimo verbale, pieno di imprecisioni.
Sulla vertenza Golden Lady le parole di solidarietà, se non seguite da fatti concreti, risultano parole di circostanza e vuote. Occorre rimettere in campo un processo di riconversione che veda coinvolta la Golden Lady come prima responsabile della sofferenza delle lavoratrici e dei lavoratori, oggi, senza lavoro. Perché, in primo luogo, se la Golden Lady non avesse deciso di guadagnare di più e più velocemente spostando le produzioni in Serbia, oggi ci sarebbero 382 disoccupati in meno, nel nostro territorio.
Ma poi ci sono responsabilità politiche a più livelli, a partire dalla Regione Abruzzo che per troppo tempo è rimasta alla finestra. Il presidente Gianni Chiodi solo pochi giorni fa, in occasione della commemorazione dell’on. Remo Gaspari, il “re delle raccomandazioni”, come amava egli stesso definirsi, ha speso qualche parola sulla vicenda. Parole tanto doverose, visto che si trovava a Gissi, quanto vuote ed inutili perché non accompagnate da fatti concreti. Anzi, in più di un’occasione Chiodi ha avuto l’ardire di snobbare lavoratori licenziati, facendo notare la sua sistematica assenza in Val Sinello.
Sulla vertenza Golden Lady rimangono poi aperte una serie di questioni poco chiare: dalle modalità di affidamento della riconversione Golden Lady a società evidentemente inaffidabili come Silda e New Trade, fino ai 2,5 milioni di euro circa che Golden Lady avrebbe versato a Silda. Per questo come Rifondazione Comunista presenteremo un esposto alla Procura della Repubblica di Vasto, affinché possano essere accertate eventuali responsabilità penali nei fatti riguardanti la vertenza Golden Lady.
Nel frattempo, come dall’inizio della vicenda, rimaniamo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori (ex) Golden Lady, costretti a lottare da troppo tempo per un loro sacrosanto diritto: un lavoro dignitoso.

Marco Fars, Segretario regionale PRC Abruzzo
Riccardo Di Gregorio, Segretario provinciale PRC Chieti
Carmine Tomeo, Responsabile Lavoro PRC Abruzzo

GOLDEN LADY, LA FABBRICA CHE FALLI' DUE VOLTE

di Alessio Di Florio

Quattrocento operai abbandonati per delocalizzare in Serbia. E traditi da una riconversione ormai fallita

La Golden Lady di Gissi è stata considerata per decenni una delle eccellenze dell'industria abruzzese, una fabbrica dell'alta moda italiana, ma oggi è senza più futuro in Abruzzo.  Dopo aver prodotto per anni, il proprietario Nerino Grassi negli anni scorsi cominciò a seminare dubbi sulle prospettive future dell'impianto, facendo balenare sempre più  l'ipotesi (mese dopo mese sempre meno ipotesi e sempre più realtà) di una delocalizzazione in Serbia. Come poi è accaduto. Il 25 novembre 2011, durante il periodo di cassintegrazione degli operai e delle operaie e mentre si era aperto solo da due mesi un tavolo nazionale per la crisi "Golden Lady", Nerino Grassi  sgombera lo stabilimento da ogni macchinario e se ne vola in Serbia, dove decide di aprire lo stabilimento che sostituirà quello chiuso a Gissi. Nerino Grassi non chiude per la crisi, se ne va con un'azienda ben florida e dai conti solidi, perché in Serbia i salari e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono a livelli molto più bassi. Iniziano mesi difficilissimi e duri per gli ex operai e le ex operaie Golden Lady, mesi di proteste, sit in, lotta, ma anche timori e delusioni. A maggio 2012 sembra, finalmente, arrivare la notizia tanto attesa: la riconversione ci sarà. 250 lavoratori verranno riassunti dalla Silda SpA(che produce calzature) e 115 dalla New Trade(tessile). In un periodo di durissima crisi economica, e con la disoccupazione che aumenta esponenzialmente mese dopo mese, la vicenda della ex Golden Lady appare un raggio di speranza per tantissimi, appare la dimostrazione che è possibile non arrendersi al corso degli eventi: è possibile tutelare il lavoro di centinaia di persone. Appare appunto.
Nei primi dieci giorni di luglio la New Trade invia delle lettere di licenziamento dove, in anticipo rispetto ai tempi previsti (10 giorni, mentre il "periodo di prova" doveva durare 3 volte più, documenta una lavoratrice), viene comunicato il non superamento del "periodo di prova" e, quindi, il licenziamento. La speranza ancora una volta viene nuovamente sostituita da timori e incertezze. L'arrivo dell'autunno fa vacillare ogni residua speranza, e la speranza per la riconversione diventa definitivamente rabbia, indignazione e delusione per quello che comincia ad apparire come il "secondo fallimento". Il Corpo Forestale dello Stato effettua un sequestro preventivo nello stabilimento della New Trade per carenze dell'autorizzazione. Recentemente il Corpo Forestale dello Stato è tornato nello stabilimento. Ed è notizia delle scorse settimane che la DDA di Firenze sta indagando sui fratelli Nicola e Franco Cozzolino, ipotizzando i reati di traffici illeciti di rifiuti plastici e abiti usati verso Cina e Tunisia. Secondo le indagini (condotte dal Corpo Forestale dello Stato su mandato della DDA di Firenze) gli abiti  venivano rivenduti senza trattamenti igienico-sanitari in Africa, ma anche nei mercatini "vintage" italiani. Un'inchiesta ad ampio raggio che ha coinvolto decine di persone e ditte di varie parti d'Italia, nell'ambito della quale la DDA ha ipotizzato a carico di altri indagati anche "attività di usura ed estorsione", e sulla quale la stampa fiorentina riferisce aleggi l'ombra della camorra, con "base ad Ercolano".
La "Legge di stabilità", votata in Parlamento nel dicembre 2012 dalla maggioranza che sosteneva il Governo Monti, cancella la possibilità della "formazione on the job"(cioè una formazione che accompagna la produzione) per i neodipendenti della Silda Invest, l'altra industria coinvolta nella riconversione. La fine anticipata della legislatura impedisce ogni possibilità di reintegrare il fondo per questa formazione. In pochi mesi la situazione torna drammatica e al punto di partenza della vertenza. Per gli ex operai e le ex operaie Golden Lady nessuna prospettiva appare all'orizzonte. Nelle ultime settimane un durissimo scontro ha visto da una parte la Silda Invest e dall'altra le dipendenti, che reclamano mesi di stipendi arretrati, da alcune settimane in presidio permanente davanti lo stabilimento per impedire che la Silda Invest porti via (come ha tentato varie volte di fare, anche con un blitz notturno fermato dal presidio con determinazione e frapponendo anche i propri corpi tra gli ingressi e il furgone della ditta) materiali e prodotti, fino a quando non saranno pagati gli arretrati loro dovuti. Il 18 luglio arriva al presidio permanente il proprietario della MacSenior, azienda di Montecosaro Scalo (provincia di Macerata) che ha fornito oltre 700mila di macchinari alla Silda, con la notizia che la Silda Invest non ha mai liquidato quanto dovuto per l'acquisto dei macchinari, che quindi sono ancora formalmente di sua proprietà, e chiedendo alle forze dell'ordine presenti che non escano "per nessun motivo" dallo stabilimento. Il 25 luglio, dopo aver disposto un accurato sopralluogo, il Tribunale di Vasto ha disposto un sequestro conservativo e "la conservazione dei beni e dei luoghi". La Silda Invest, anche tramite la garanzia di una fidejussione, ha annunciato che liquiderà ogni spettanza arretrata entro il 15 settembre gradualmente, ma il 31 luglio la prima tranche di pagamenti (relativa agli stipendi di maggio, giugno e luglio) non è stata versata ai lavoratori. E nelle stesse ore arriva la notizia che nei mesi scorsi la Silda non ha effettuato "il versamento della contribuzione relativa al primo trimestre 2013" (parole testualmente riportate dalla lettera che il fondo pensione Previmoda ha inviato alle ex e agli ex dipendenti della Silda Invest). Il 1° Agosto in un'infuocata assemblea davanti lo stabilimento i sindacati hanno annunciato che chiederanno istanza di fallimento ed a breve verrà presentato un esposto alla Procura.
Le operaie e gli operai attendono, senza mai abbassare la guardia e rimanendo in presidio permanente fino a quando non avranno nuove prospettive e non si garantirà alla ex Golden Lady una vera e reale riconversione, che non crolli in pochi mesi come accaduto con il fallimento della riconversione New Trade-Silda Invest.

[da Contropiano.org]

DECRETO “TAGLIA PRECARI”: STORIA DI UN LICENZIAMENTO DI MASSA ANNUNCIATO?

Il decreto approvato nei giorni scorsi dal governo Letta, riguarderà quasi 200.000 lavoratori in tutta Italia. Oltre 3.000 in Abruzzo. Ma nei bandi solo il 50% dei posti di lavoro sarà destinato al personale attualmente precario. E sono esclusi i lavoratori atipici e interinali.

Quello che il governo Letta chiama “stabilizzazione dei precari” potrebbe risolversi in un licenziamento di massa dei dipendenti precari della pubblica amministrazione. Il decreto approvato  nei giorni scorsi dal governo a trazione PD-PDL, riguarderà quasi 200.000 lavoratori in tutta Italia. In Abruzzo, saranno interessati dal decreto “taglia precari” (come sarebbe più corretto chiamarlo) oltre 3.000 lavoratori.
In sostanza il decreto del governo Letta impone che nel 2014 solo il 40% del personale che va in pensione potrà essere sostituito. Percentuale che sale a solo il 50% nel 2015 ed al 100% nel 2016. Ma nei bandi che potranno essere previsti nel corso del triennio, solo il 50% dei posti di lavoro potranno essere assegnati al personale attualmente precario. Se consideriamo che il decreto si riferisce a lavoratori con 3 anni di contratto a tempo determinato negli ultimi 5 anni, con esclusione di altre forme atipiche ed ancora più precarie come esternalizzati e interinali, si capisce subito che a ad essere stabilizzata sarà una parte molto esigua degli attuali precari.
Parliamo di personale che lavora in condizioni precarie nella pubblica amministrazione da molti anni. Si tratta di lavoratori che sono stati impiegati con le medesime mansioni dei loro colleghi con contratti a tempo indeterminato, impiegati negli stessi luoghi di lavoro, sottoposti agli stessi dirigenti. Viene da immaginare che questi lavoratori precari, se sono andati bene per anni, dovrebbero essere stabilizzati; se non andavano bene, qualche responsabilità l’avranno i dirigenti. Che senso ha, allora, determinare per decreto un licenziamento di massa dei lavoratori precari, per sostituirli parzialmente attraverso un «percorso parziale di inserimento altamente selettivo», come ha dichiarato il presidente Letta?
L’unica risposta plausibile è data dalla constatazione che il governo Letta si muove in piena continuità con quello Monti. Entrambi sostenuti da PD e PDL; entrambi rispondenti non ai bisogni delle persone in carne ed ossa, ma alle volontà della cosiddetta Troika finanziaria. Quella, per intenderci, che costringe la Grecia ai licenziamenti di massa senza salvarla, ma aggravandone la situazione.
A pagare questa politica di massacro sociale saranno non solo i lavoratori precari della pubblica amministrazione, ma tutti i cittadini. I precari che verranno licenziati sono infatti impiegati nella maggioranza dei casi in servizi essenziali, quali la sanità e l’istruzione. In questi due settori è impiegata la metà del personale precario della pubblica amministrazione abruzzese. Che ne sarà di quei servizi, già sofferenti, spesso inefficienti e con carenza di personale, come chiunque personalmente ha sicuramente constatato recandosi in un qualunque ospedale? Il governo Letta a guida PD-PDL non risponde; il governo Letta risponde alla Troika.

Marco Fars , segretario regionale PRC Abruzzo
Carmine Tomeo, responsabile Lavoro PRC Abruzzo

PASOLINI TUTTA UNA VITA CONTRO FASCISMO E POTERE


di Alessio Di Florio


L'Italia è considerata da millenni la "culla" della cultura. Una cultura espressa da poeti, scrittori, intellettuali. Una cultura che ha sempre vissuto di una dicotomia fortissima tra i servi del padrone di turno, sempre pronti ad esaltarne le "gesta"(anche quando le più vili e criminali) e a piegare la penna ai loro interessi e pensieri, e gli intellettuali veri, con la schiena dritta, liberi e libertari, capaci di denunciare e opporsi ad ogni forma di oppressione e Potere. Tra i secondi nel Novecento spiccherà per sempre la figura di Pier Paolo Pasolini, capace di fortissime invettive e di denudare il "ventre molle" della borghesia e la volgarità del Potere. Pasolini è stato capace di intuizioni, di visioni e di una forza prorompente che superava i suoi tempi e che, probabilmente, neanche oggi si è ancora capaci di leggere e valutare nella sua interezza. Nei suoi confronti il Potere, e chi non l'ha saputo comprendere, sta portando avanti la peggiore delle vendette: la citazione parziale e strumentale che ne cerca di piegare e manipolare il pensiero e le parole. Accade sui temi etici, sulla cinematografia, accade per la lettera agli studenti di Valle Giulia (quanti, tra chi strumentalmente e abusivamente ne ripetono citazioni ad orologeria, l'hanno mai letta interamente?) e, in questi giorni, è accaduto anche a Vasto. Per giustificare e difendere la proposta, fortemente rigettata dagli altri, dell'ingresso di un esponente di un movimento neofascista nella battaglia civile e ambientalista in corso si è riportata questa citazione (in realtà parziale) di "Scritti Corsari":

"Ebbene, a questo punto mi farò definitivamente ridere dietro dicendo che [di queste nefandezze] responsabili [...] siamo anche noi progressisti, antifascisti, uomini di sinistra. Infatti in tutti questi anni non abbiamo fatto nulla [...] perché i fascisti non ci fossero. Li abbiamo solo condannati gratificando la nostra coscienza con la nostra indignazione; e più forte e petulante era l’indignazione più tranquilla era la coscienza. In realtà ci siamo comportati coi fascisti (parlo soprattutto di quelli giovani) razzisticamente: abbiamo cioè frettolosamente e spietatamente voluto credere che essi fossero predestinati razzisticamente a essere fascisti, e di fronte a questa decisione del loro destino non ci fosse niente da fare. E non nascondiamocelo: tutti sapevamo, nella nostra vera coscienza, che quando uno di quei giovani decideva di essere fascista, ciò era puramente casuale, non era che un gesto, immotivato e irrazionale: sarebbe bastata forse una sola parola perché ciò non accadesse. Ma nessuno di noi ha mai parlato con loro o a loro. Li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male. E magari erano degli adolescenti e delle adolescenti diciottenni, che non sapevano nulla di nulla, e si sono gettati a capofitto nell’orrenda avventura per semplice disperazione."

Ma già dalla lettura della citazione immediatamente si evidenzia che non c'è stata alcuna legittimazione o volontà di dialogo con i fascisti da parte di Pasolini, tanto è vero che il fascismo viene definito "orrenda avventura". Pasolini è sempre stato un intellettuale libero, e per questo capace di inveire contro ogni forma di fascismo, ogni cedimento morale e culturale, ma era totalmente schierato. Nell'immediatezza del dopoguerra Pier Paolo Pasolini fece una scelta netta, iscrivendosi al Partito Comunista Italiano (dal quale fu poi espulso, ufficialmente perché omosessuale, ma secondo molti proprio per il suo essere libero e per il suo rigetto ad essere irregimentato) e perseguendo per tutta la sua esistenza quella scelta.

Pasolini descrisse, vivendo quella realtà lui stesso, i "ragazzi di strada" della periferia romana, quei figli del proletariato che erano nel suo cuore e che vedeva resi disperati dall'abbandono di tutti. Nella lotta di classe essere comunisti per lui significava schierarsi con loro e combattere per la loro libertà e dignità. A loro si rivolse anche nel brano citato, sostenendo che quei ragazzi non andavano abbandonati all'ideologia fascista ma bisognava donare loro una speranza e una prospettiva di vita. Pasolini denunciò, e in molti degli "Scritti Corsari" emerge, quanto ciò non avvenisse da parte del Partito Comunista e della Sinistra. Ne denunciò sempre e ripetutamente gli errori, il trasformarsi in una vera e propria "Chiesa Rossa", con gerarchie, riti, omologazione e imborghesimento susseguenti. Ma non per questo cambiò mai la sua scelta di vita e di pensiero, l'essere comunista e figlio di una sinistra libera e libertaria.

Denunciò ripetutamente il rischio che l'omologazione e l'imborghesimento della Sinistra e del PCI stavano portando ad un Fascismo dal volto diverso, più subdolo e pericoloso. La lotta al Fascismo e al Potere dominante e omologante fu uno dei fili rossi della sua esistenza. Lo dimostra uno dei suoi brani più conosciuti, quella fortissima invettiva contro lo stragismo fascista e la sua violenza pubblicato sul Corriere della Sera il 14 Novembre 1974. Un Fascismo e un Potere contro cui la Sinistra, a partire dal PCI, non combattevano come avrebbero dovuto e anzi erano, in alcuni casi, addirittura accondiscendente (erano gli anni che portarono al "compromesso storico"). Tra gli errori che denunciava, per dirla con le parole del saggista Enrico Campofreda, c'era "un antifascismo difensivo, non offensivo come quello partigiano". Pasolini ben conosceva la differenza tra i fascisti che avevano dominato e devastato l'Italia per un ventennio, approdando poi nel dopoguerra alla più pericolosa e antidemocratica eversione stragista e criminale, e chi combatté nella Resistenza ispirandosi ai valori democratici. E proprio per questo considerò sempre pericoloso l'emergere dell'omologazione borghese inter-classista e il Fascismo che ne emergeva, ancor più pericoloso quando nasceva e cresceva a sinistra, e quando il Partito Comunista e la Sinistra non avevano il coraggio di opporsi fino in fondo e con la forza e la durezza necessaria al neofascismo, ma anzi, erano persino tolleranti e accondiscendenti: quando ci fu la proposta di un referendum popolare per la messa fuorilegge del Movimento Sociale Italiano l'intero Parlamento la osteggiò e il PCI investì il suo peso istituzionale per evitare il ricorso alle urne.

Tornando al brano citato all'inizio, un episodio (narrato proprio in "Scritti Corsari" e pubblicato la prima volta col titolo "Fascisti padri e figli") è rivelatorio della sua lotta al Fascismo e alla violenza borghese e ne spiega l'interezza del pensiero, l'incontro con la madre di un ragazzo dichiaratamente fascista. La madre viveva come un dramma la scelta ideologica del figlio e cercava di far di tutto perché si modificasse. Pasolini la incontra per essere intervistato e la conversazione cade anche su questo figlio fascista (poi, scrive Pasolini, "il discorso sul figlio cadde, secondo la souplesse mondana di colloqui del genere, e passammo ad altro"). Grande fu la rabbia quando Pasolini lesse l'intervista, che "Era quanto di più offensivo si potesse scrivere nei miei riguardi: offensivo perché scritto non dal solito imbecille che mi detesta in nome dei suoi padroni reali o immaginari, ma da una persona educata, civile, a un livello giornalistico buono. Mi offendeva il fatto di veder ribaditi, da quella persona che mi era parsa rispettabile, tutti i luoghi comuni che persone indegne di ogni rispetto hanno accumulato su me" con "Giudizi da provinciale e da ignorante". E allora si rese conto che la madre, anche se l'apparenza e le dichiarazioni andavano in tutt'altra direzione, era molto più fascista del figlio, e che il suo fascismo era molto più pericoloso: perché nel figlio era "una protesta, una rabbia" di un adolescente che "capisce che il mondo in cui vive è, nel fondo, atroce: e vi si scaglia contro, con la forza dello scandalo" mentre nella madre "è cedimento morale, complicità con la manipolazione artificiale delle idee con cui il neocapitalismo sta formando il suo nuovo potere". E conclude con la più dura delle invettive: "Che vi vengano figli fascisti - questa la nuova maledizione - figli fascisti, che vi distruggano con le idee nate dalle vostre idee, l’odio nato dal vostro odio." Il fascismo per Pasolini era una maledizione, era il Potere e la sua violenza da denunciare e combattere, bisognava farlo comprendere alle nuove generazioni e costruire con loro una nuova Resistenza, una prospettiva nuova e diversa. Sembra quasi una sintesi della sua lotta al Fascismo quest'altra invettiva dello stesso articolo "L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società".

Davanti a queste parole non c'è altro da aggiungere...

BIOMASSE A PUNTA PENNA. LA MOBILITAZIONE CONTINUA NONOSTANTE IL TAR.


Il Partito della Rifondazione Comunista prende atto della sentenza del TAR di Pescara in merito alla costruzione della centrale a biomasse promossa dalla società Istonia Energy a Punta Penna. Tra le varie motivazioni che hanno determinato la bocciatura del ricorso presentato da WWF e ad adiuvandum dal Comune di Vasto, c’è la considerazione per la quale la valutazione d’incidenza non sarebbe necessaria per il progetto di centrale a biomasse a Punta Penna. Secondo il Tar di Pescara, la normativa farebbe “riferimento ad un intervento da ubicarsi all’interno del SIC e non per quelli che sono progettati all’esterno”.

Ci permettiamo di far notare come il Tar di Pescara ricavi dalla lettura della normativa una considerazione assolutamente singolare, visto che la stessa normativa di riferimento specifica che la valutazione d’incidenza deve essere presentata anche per “interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi”. È proprio su queste basi, stabilite all’art.5 del DPR 357/1997 che qualunque Regione italiana, e la stessa Regione Abruzzo, nel fornire indicazioni e linee guida per effettuare la valutazione d’incidenza, stabilisce in maniera inequivocabile che essa si applica anche agli interventi che “pur sviluppandosi all'esterno, possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito”. Su queste stesse basi si sono peraltro già pronunciati la Corte di Giustizia Europea (CGE, II, 10 gennaio 2006 n. 98; id., 29 gennaio 2004 n. 209) ed il Consiglio di Stato (Cons. Stato, IV, 22 luglio 2005, n. 3917).

Riteniamo quindi ci siano elementi perché anche il  Comune di Vasto prosegua nella una ferma opposizione al progetto di centrale a biomasse a Punta Penna, in coerenza con quanto deliberato nei mesi scorsi. Da parte sua, il PRC proseguirà nella difesa della Riserva di Punta Aderci e del territorio vastese, insieme alle forze politiche, alle associazioni ed ai cittadini con i quali finora ha condiviso battaglie per la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Il PRC continuerà perciò a mobilitarsi per impedire la realizzazione di nuovi insediamenti pericolosi ed insalubri, utili solo ad accrescere i profitti dei proponenti.


PRC Abruzzo, la segreteria regionale
PRC Vasto, il direttivo di circolo

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APPELLO ALLA SOCIETÀ CIVILE E AL MONDO DELLA CULTURA
La gestione dell’ordine pubblico nei giorni del G8 genovese del luglio del 2001, rappresenta una ferita ancora oggi aperta nella storia recente della repubblica italiana.
Dieci anni dopo l’omicidio di Carlo Giuliani, la “macelleria messicana” avvenuta nella scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e dalle violenze e dai pestaggi nelle strade genovesi, non solo non sono stati individuati i responsabili, ma chi gestì l’ordine pubblico a Genova ha condotto una brillante carriera, come Gianni De Gennaro, da poco nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Mentre lo Stato assolve se stesso da quella che Amnesty International ha definito “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, il prossimo 13 luglio dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, “devastazione e saccheggio”, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco.
Un reato concepito nel chiaro intento, tutto politico, di perseguire chi si opponeva al regime fascista. Oggi viene utilizzato ipotizzando una “compartecipazione psichica”, anche quando non sussiste associazione vera e propria tra le persone imputate. In questo modo si lascia alla completa discrezionalità politica degli inquirenti e dei giudici il compito di decidere se applicarlo o meno.
E’ inaccettabile che, a ottant’anni di distanza, questa aberrazione giuridica rimanga nel nostro ordinamento e venga usata per condannare eventi di piazza così importanti, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, come le mobilitazioni contro il G8 a Genova nel 2001.
Non possiamo permettere che dopo dieci anni Genova finisca così, per questo facciamo appello al mondo della cultura, dello spettacolo, ai cittadini e alla società civile a far sentire la propria voce firmando questo appello che chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutti gli imputati e le imputate.
Per una battaglia che riguarda la libertà di tutte e tutti. 


Per firmare l'appello visitate il sito: http://www.10x100.it/?page_id=19